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Rassegna stampa >>> Gioventù con il coltello. Muore un giovane

Gioventù con il coltello. Muore un giovane


C’è un ragazzo morto, con il cuore spezzato da una lama di coltello e ce n’è un altro in carcere che quell’arma ha brandito con inaspettata violenza. Poi ci sono i loro fratelli minori, praticamente due ragazzini la cui esistenza resterà segnata per sempre da quanto è accaduto quella maledetta sera. Tra loro due i contrasti andavano avanti già da tempo; e forse è persino esagerato chiamare contrasti quelle esuberanze da adolescenti: si schernivano, si insultavano, in alcune occasioni si saranno presi a ceffoni. Come è accaduto anche nel tardo pomeriggio di venerdì scorso, quando in loro aiuto sono intervenuti i fratelli maggiori. E c’è scappato il morto. Delitto per futili motivi, dunque; una motivazione che stride ancor più in una terra dove di solito si muore per mafia. La vittima si chiamava Astore Bruni ed aveva appena 21 anni. Lavorava come imbianchino, un ragazzo tranquillo, mai alcun tipo di problema con la giustizia; come il resto della sua famiglia, fatta di gente onesta, padre impiegato delle Poste e mamma che gestisce un negozio di biancheria. Un quadro speculare a quello del presunto assassino: Nicola Garrubba, 22 anni, figlio di braccianti, apprendista idraulico impegnato nel volontariato a favore degli anziani, che proprio da alcuni giorni aveva iniziato a collaborare ad un progetto dei servizi sociali del Comune. Non un tassello, insomma, al quale appigliarsi per tentare di dare una spiegazione ad un momento di pura follia. L’ennesimo diverbio fra il fratello di Bruni, 17enne, e quello di Garrubba, un anno più anziano, era iniziato venerdì pomeriggio vicino alla chiesa, nel villaggio Sirio, come lo chiamano in paese; poi i due contendenti si erano spostati al circolo ricreativo di via Lenin frequentato dai giovani di Torre Melissa. Lì davanti, secondo alcuni testimoni, i due adolescenti si erano picchiati. A quel punto Garrubba sarebbe intervenuto in aiuto del fratello, mentre Bruni, che si era appena messo in viaggio con alcuni amici alla volta di Roma, appreso quanto stava accadendo aveva fatto marcia indietro precipitandosi in via Lenin. Tra i due c’era stata una zuffa, poi erano stati divisi. Ma quando tutto sembrava finito ecco Astore Bruni accasciarsi per terra. “L’hanno ammazzato, l’hanno ammazzato” ha urlato sgomento qualcuno dei presenti. Secondo la ricostruzione Garrubba sarebbe corso nella sua auto, una Fiat 500 giallina, a prendere un coltello con il quale avrebbe colpito il rivale allontanandosi subito dopo. Bruni a quel punto è stato soccorso e caricato su un’ambulanza del 118 ma prima di arrivare all’ospedale di Crotone il suo cuore, trafitto dalla lama, ha cessato di battere. Per tutta la notte i carabinieri della stazione di Torre Melissa, ai quali si sono ben presto uniti i colleghi della compagnia di Cirò Marina e del reparto operativo di Crotone, hanno cercato il fuggitivo, finché lo hanno rintracciato intorno a mezzogiorno di sabato, lungo la statale 106, nei pressi di Strongoli Marina. Era a bordo della sua 500 giallina e viaggiava in direzione di Torre Melissa. Il giovane è rimasto in caserma fino alle cinque del pomeriggio dove è stato ascoltato dai carabinieri alla presenza del suo legale, l’avvocato Salvatore Iannotta; durante quel lungo interrogatorio ha raccontato per filo e per segno cos’era accaduto il pomeriggio del giorno precedente, l’aggressione subita dal Bruni insieme ad altre due persone, come dimostrerebbero i segni sul volto, e la sua difesa disperata brandendo la chiave d’accensione di una Fiat Punto come arma. E proprio sferrando colpi alla cieca avrebbe ferito mortalmente, ma senza intenzione, Astore Bruni.

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